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I sintetizzatori sono sistemi costruiti attraverso circuiti elettronici. Questa disciplina (l’elettronica) è utilizzata in molti dispositivi e si è sviluppata a partire dalle prime decadi del secolo scorso.

Nel suo sviluppo si sono affrontati molti temi, tra questi, quello della modularità.

Realizzare componenti complessi con moduli indipendenti rende più veloce la costruzione (le linee di montaggio possono essere parallele) e più semplice la manutenzione (se si rompe un modulo basta sostituire quello e rimettere subito in funzione l’apparato).

Synth modulare Buchla
Synth modulare Buchla

Non stupisce quindi che i primi sintetizzatori siano stati realizzati con questa metodologia. I synth modulari di oggi derivano direttamente da questo approccio che, come vedremo, può avere notevoli vantaggi.

I moduli di un synth modulare

L’architettura dei sintetizzatori si è evoluta insieme alla tecnologia. Le tecniche di sintesi sono molte e i sinth modulari riescono, grazie alla loro componibilità, a gestire tutte le possibilità offerte negli anni dai ricercatori. Le categorie dei moduli a cui è possibile fare riferimento, senza la pretesa di essere esaustivi, sono:

Tra i moduli di utilità rientrano tutti quelli che svolgono funzioni non propriamente dedicate alla generazione dei segnali musicali. Sono comunque componenti indispensabili. Si pensi, ad esempio, a moduli quali Sequencer, Controller, Interfacce e così via.

Oltre ai moduli con funzioni singole è possibile incontrare oggetti più complessi che si spingono anche a diventare veri e propri synth modulari completi. Si pensi, ad esempio, ai Campionatori o alle ultime produzioni di Moog della serie Eurorack.

Moduli Eurorack di Moog
Moduli Eurorack di Moog

Lo standard Eurorack

Come succede spesso, quando una tecnologia si afferma si tenta di definire delle soluzioni standard.

Nel campo dei synth modulari questo è successo quando Mr. Doepfer ha definito lo standard Eurorack (1996).

Grazie a questo tutti i componenti realizzati con quelle specifiche possono essere utilizzati insieme e diventa possibile costruirsi la macchina dei propri sogni o inventare soluzioni del tutto originali. Diventa ovviamente possibile connettere moduli di produttori diversi per soluzioni mai immaginate prima.

È evidente come questa cosa sia stata tra le cause del rinascere della passione per i synth modulari a cui stiamo assistendo in questi anni.

Le connessioni tra i moduli

Nei synth modulari i singoli componenti cono interconnessi tra loro con dei cavi patch dedicati. Le connessioni sono possibili sia per i segnali audio che per quelli di controllo e nulla vieta di rompere gli schemi e tentare connessioni ardite in cui i segnali audio diventano di controllo e viceversa.

Questo rende le possibilità, al crescere dei moduli disponibili, praticamente infinite.

Sistema Eurorack e relative connessioni
Sistema Eurorack e relative connessioni

Resta la difficoltà di riprodurre le patch una volta smontato tutto perché rifare le connessioni da capo e ripristinare tutti i valori dei controlli (ammesso che se ne sia preso nota) è un lavoro lungo e difficile.

Questa, però, è anche una parte del fascino legato ai synth modulari: si ha la sensazione che ogni patch sia un’opera d’arte irripetibile.

Cosa sono i synth modulari

Siamo quindi in grado di dare una risposta alla domanda del titolo. Seguendo l’approccio tecnologico (e un po’ da nerd) possiamo dire che i synth modulari sono apparecchiature elettroniche realizzate attraverso la connessione di moduli che, attraverso opportuni segnali di controllo, generano suoni, melodie, ritmi e armonie.

Seguendo il punto di vista più artistico (e più romantico) possiamo dire che i synth modulari sono oggetti di una certa complessità che sono in grado di produrre emozioni difficilmente replicabili e che possono essere tranquillamente assimilate a opere d’arte… moderna.

Sono un ingegnere elettronico con la passione per la musica ed il suono. Mi sono avvicinato alla musica da autodidatta (salvo una breve parentesi alla University of the Blues di Dallas) e ho suonato nei peggiori locali italiani (con casuali puntate all'estero). Ho costruito la mia prima radio FM appena finita la terza media. Ho continuato con amplificatori a valvole e transistor fino ad arrivare alla produzione di circuiti integrati. Collaboro da anni con varie riviste (cartacee e web) di musica nelle quali mi occupo di recensioni di strumenti musicali e sistemi per l'elaborazione del suono. Trovate le mie pubblicazioni su Accordo (accordo.it), la rivista Chitarre (dal 2010 al 2015) e su Audio Central Magazine (audiocentralmagazine.com). Produco musica da un po' nello NTFC Studio che serve sostanzialmente per le produzioni di NTFC Band.