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Quando si parla di attrezzatura per uno studio di mix, i monitor rappresentano, probabilmente, gli strumenti principali visto che ci consentono di ascoltare il risultato di tutte le nostre elaborazioni. 

E’ opportuno perciò scegliere correttamente i tool che meglio si adattano alle esigenze della nostra produzione.

Gli aspetti da considerare sono molteplici e legati a considerazioni diverse. Possiamo provare a sintetizzare come segue gli ambiti da tenere presenti:

  • Modalità di fruizione dei contenuti musicali da parte degli utenti finali
  • Destinazione dei prodotti del mix (stereo, musica immersiva, musica per immagini e/o per cinema)
  • Ambiente di ascolto ed eventuali vincoli derivanti da questo
  • Budget disponibile
  • Gusti personali e tecnologie

Approfondiamo i singoli aspetti.

Come si ascolta la musica nel terzo millennio

Il modo di ascoltare musica è cambiato molto negli ultimi anni e mai come ora è possibile ascoltare musica in molti modi.

Le possibilità offerte dalla tecnologia sono (l’elenco potrebbe non essere esaustivo):

  • cuffia con gli ear bud del cellulare
  • ascolto in cuffia con… le cuffie
  • speaker blue tooth (di varie dimensioni e caratteristiche)
  • sound bar stereo (o near stereo)
  • sound bar immersive
  • sistemi surround 
  • sistemi audio immersivi (Dolby Atmos e simili)
  • monitor multimediali per PC
  • radio
  • televisore senza sound bar
  • impianto Hi-Fi
  • automobile
  • cinema

Dalle statistiche risulta che la maggior parte dell’ascolto si effettua in cuffia (nelle sue varie versioni) ma è evidente che non si può evitare di tenere presenti tutti gli altri metodi.

Va detto, poi, che l’ascolto in cuffia sta cambiando al punto da consentire anche l’ascolto di formati immersivi

Mentre fino a qualche anno fa le Yamaha NS10 erano riconosciute come un must have proprio per la loro capacità di traslare correttamente il mix sui vari sistemi di ascolto (che erano però limitati a radio, Hi-Fi e poco altro), ormai si deve ricorrere a sistemi con caratteristiche più generaliste e in grado di coprire esigenze molto ampie. 

Anche i nuovi generi musicali hanno avuto un ruolo in questa metamorfosi perché in molti casi l’enfasi sulle basse frequenze (trap, R&B, Dance) e la compressione esasperata (loudness war) sollecitano i sistemi di ascolto in modi relativamente nuovi.

Per fortuna i produttori hanno colto i cambiamenti e sono molti i monitor in grado di rispondere a tutti questi aspetti garantendo la corretta risposta in basso (eventualmente coadiuvata da sub-woofer), un adeguato range dinamico e un livello di dettaglio in grado di far risaltare tutti i livelli sonori e i transienti del brano.

Nonostante i progressi tecnologici consentano prestazioni un tempo impensabili, è ancora valido però il principio (fisico) che le dimensioni influenzano le prestazioni.

Nella scelta è quindi opportuno dotarsi di più sistemi di monitor focalizzati su alcuni degli aspetti di cui abbiamo parlato. 

Casse con volumi ampi favoriscono la risposta sulle basse frequenze. 

Casse di dimensioni inferiori ci consentono di apprezzare meglio i contenuti delle frequenze medie e/o alte del nostro mix. 

Snap Recording Studio

Qual è la destinazione del prodotto del mix

La tipologia del prodotto finale influisce enormemente sulla scelta del sistema di monitoraggio.

Uno studio che fa solo mix stereo può dotarsi di due o tre coppie di speaker scelte sulla base del tipo di ascolto target o in base al campo di emissione (Near Field, Mid Field, Far Field).

Per uno studio che realizza prodotti compatibili con lo standard Dolby Atmos deve avere un sistema di monitoring con caratteristiche molto precise (ne parliamo su questo post) e quindi la scelta del sistema va fatta con criteri che lasciano poca libertà di movimento.

In questo caso vale la pena di sottolineare che l’uso di soundbar non è consigliato (neppure per quelle che supportano il Dolby Atmos) perché queste sfruttano le riflessioni delle pareti domestiche. 

Queste riflessioni, in uno studio professionale, sono minimizzate dal trattamento acustico dell’ambiente e quindi le soundbar non funzionano.

Lo stesso vale per chi fa mix di musica da film. In questo caso succede spesso che le sale mix riproducono dimensioni e posizionamento delle sale cinematografiche. E’ un caso molto specifico con una soluzione concettualmente semplice ma economicamente non trascurabile al punto che esistono società specializzate per questo tipo di lavori.

Cosa comporta inserire i monitor nell’ambiente di ascolto

Tutti gli ambienti chiusi (anche quelli trattati) implicano la riflessione delle onde sonore e la conseguente generazione di onde stazionarie che derivano dall’interazione tra onde dirette e riflesse.

La posizione delle sorgenti (i monitor) e la distanza di questi dalle superfici riflettenti determinano il comportamento delle riflessioni alle varie frequenze.

Il trattamento acustico e, ancor prima, la scelta della stanza nella quale costruire lo studio possono migliorare notevolmente la situazione. Ci sono poi delle regole precise che consentono di determinare la posizione migliore dei monitor.

In generale si preferisce un ambiente a pianta non quadrata con le casse posizionate sul lato corto in modo simmetrico (per evitare sbilanciamenti tra destra e sinistra). Il punto di ascolto è posizionato, di solito, a circa un terzo della lunghezza della stanza (il 38%). Questo fatto influenza la distanza tra casse e parete posteriore perché tra queste e la posizione di ascolto si segue praticamente sempre la regola del triangolo equilatero. 

La distanza dei monitor dalla parete posteriore definisce anche in quali frequenze si hanno le cancellazioni o le somme delle onde (diretta e riflessa) e determinano, di conseguenza, i picchi e le valli della risposta della sala.

Oltre al trattamento acustico (di cui parleremo in un post specifico) si può ridurre l’impatto dell’ambiente ricorrendo ad un ascolto Near Field con casse (quasi sempre a due vie) di dimensioni non esagerate e poste vicino al punto di ascolto in modo da minimizzare il contributo delle onde riflesse.

Un ascolto in campo più ampio si ottiene con speaker Mid Field (sovente a tre vie) consente un maggiore respiro e un fuoco più ampio con un punto di ascolto che consente qualche spostamento in più (dell’ascoltatore) senza variare troppo la risposta.

Più ci si allontana dalle casse e maggiore è l’influenza dell’ambiente. Maggiore è l’influenza dell’ambiente e più si deve curare l’acustica dello studio.

L’ascolto Far Field è fatto con casse grandi (full Range) che di solito sono incassate nella parete. E’ consigliabile usare questo tipo di casse solo in ambienti progettati e realizzati con cura e in modo specifico per questo ascolto.

Più è piccolo l’ambiente e maggiore è il rischio (certezza?) di creare confusione sulle basse frequenze. Se le dimensioni non sono adeguate (si tenga presente che un segnale a 20Hz ha una lunghezza d’onda di circa 17 metri) meglio non utilizzare speaker con risposta molto estesa in basso o inserire un filtro passa alto sintonizzato sui 40Hz e anche oltre.   

Negli ultimi anni si stanno affermando i sistemi di correzione della risposta in frequenza sia in forma di plugin che inseriti direttamente nel DSP del sistema di monitoraggio. 

Questa può essere una soluzione e quindi va tenuta presente nella scelta. Come sempre però ci sono pro e contro. L’argomento è ampio e ne parleremo in un altro post.

Green Road Studio

Quanto è corretto spendere per un monitoring affidabile e coerente

Per le casse, forse più che per gli altri componenti della catena audio, vale il principio che la qualità si paga.

I monitor buoni, salvo rare eccezioni, costano molto.

Se si vuole un suono equilibrato, buona risposta in frequenza, corretta rappresentazione dei dettagli e delle scena, gli speaker devono essere realizzati con componenti di qualità e design accurato. Questo porta inevitabilmente ad un prezzo elevato. Va detto che l’investimento dura decenni e quindi si può considerare che, una volta scelto il proprio set di speaker, si avrà la possibilità di godere di un ascolto adeguato per molto tempo.

Meglio, quindi, dedicare il massimo budget possibile ai monitor. La possibilità di avere un ascolto di qualità è la chiave per la riuscita del mix. 

Come assecondare i gusti personali e relazionarsi con le diverse tecnologie

De gustibus non est disputandum e noi non ci inoltreremo in trattazioni di scarsa utilità. Va però tenuto presente che anche questo aspetto va considerato perché il gradimento del suono del proprio ambiente di lavoro è fondamentale visto che in studio si passano molte ore al giorno.

Le tecnologie influenzano il suono e il gusto ci fa propendere per una o l’altra tecnologia. Il tweeter a nastro suona diverso da un tweeter a cupola. Il bass reflex si comporta in modo diverso rispetto alla sospensione pneumatica o alle guide d’onda. Un sistema a due vie suona in modo diverso da uno a tre vie. Il DSP può essere più o meno gradito dal sound engineer.

Non ci sono criteri precisi e ognuno deve procedere secondo la propria esperienza per scegliere uno o più sistemi che lo facciano sentire a proprio agio.

Per facilitare la scelta ci si può rivolgere a uno store professionale (Milk Audio Store, per esempio) per confrontare l’ascolto di sistemi con caratteristiche diverse eventualmente portandoli nel proprio studio per una demo.

Conclusione

Appare evidente che la scelta del sistema di monitoraggio è uno degli aspetti chiave per la riuscita del mix. 

Conviene rimandare l’acquisto di un preamp o di un compressore e tenere il budget per dotarsi di casse migliori.

I punti da verificare sono molti e, in questo post, abbiamo sintetizzato i criteri da tenere presenti. 

Non possiamo che terminare questo post consigliandovi di ascoltare in modo approfondito molti modelli e scegliere quelli che vi fanno lavorare meglio garantendo risultati consistenti con gli obiettivi del vostro studio. Buona musica!

Sono un ingegnere elettronico con la passione per la musica ed il suono. Mi sono avvicinato alla musica da autodidatta (salvo una breve parentesi alla University of the Blues di Dallas) e ho suonato nei peggiori locali italiani (con casuali puntate all'estero). Ho costruito la mia prima radio FM appena finita la terza media. Ho continuato con amplificatori a valvole e transistor fino ad arrivare alla produzione di circuiti integrati. Collaboro da anni con varie riviste (cartacee e web) di musica nelle quali mi occupo di recensioni di strumenti musicali e sistemi per l'elaborazione del suono. Trovate le mie pubblicazioni su Accordo (accordo.it), la rivista Chitarre (dal 2010 al 2015) e su Audio Central Magazine (audiocentralmagazine.com). Produco musica da un po' nello NTFC Studio che serve sostanzialmente per le produzioni di NTFC Band.