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L’ultima volta che ne abbiamo parlato ci siamo concentrati sulla comprensione del cosa fossero i synth modulari. In questo post cominciamo ad affrontare il tema del come avvicinarci alla sintesi modulare.

Un sintetizzatore modulare al lavoro

Un sistema modulare non ha limiti teorici. Si possono collegare, volendo e potendo, infiniti moduli. In pratica c’è chi va molto vicino al limite teorico. Citiamo Richard Devine solo come esempio ma, in rete, è possibile trovare molti altri casi analoghi.

Richard Devine in Harmonic Symmetry

Ovviamente muoversi su sistemi di questa complessità, se si è alle prime armi, è oggettivamente difficile.

Cosa si può fare con la sintesi modulare

Il bello della sintesi modulare è che si possono seguire senza troppi problemi (a parte quello economico/logistico) tutti gli stimoli dettati dalla fantasia. È utile mescolare tecnologie diverse ottenendo risultati personali.

Fa comodo avere sistemi analogici, digitali o ibridi controllati da tastiere o altri apparati in grado di inviare segnali di controllo.

Si possono realizzare connessioni standard ottenendo, naturalmente, comportamenti… standard.

Va bene anche tentare esperimenti particolari connettendo segnali audio a ingressi di controllo o segnali di controllo a ingressi audio. Nel fare questo è opportuno adeguare i parametri per far sì che in uscita si abbiamo segnali udibili. Non trascurate il fatto che è sempre opportuno generare suoni gradevoli e correttamente inseriti nel contesto.

Quali moduli utilizzare

La risposta più semplice e non priva di fondamento è: tutti. Vanno naturalmente bene quelli classici già indicati nel post precedente ma si può (e forse si deve) inserire dispositivi che aggiungono comportamenti inusuali alla catena audio.

In questo senso sono indicati moduli appartenenti a categorie quali:

Questi contribuiscono a rendere diversa la sintesi modulare da quella con macchine pre-assemblate.

Altra tecnica interessante è quella di mescolare moduli appartenenti alla tradizione West Coast con quelli più legati alla East Coast (ne abbiamo parlato qui).

Come cominciare con la sintesi modulare

Avvicinarsi alla sintesi modulare richiede un po’ di pazienza e gradualità nell’approccio. Partire subito da Eurorack di migliaia di Hp e una buona quantità di cavi patch non è il modo migliore.

Meglio cercare qualcosa che faciliti l’apprendimento, favorisca la gradualità e consenta risultati da subito.

Le possibilità sono varie ma sempre consigliabile avere una base teorica affidabile.

Non serve (ma aiuterebbe!) essere laureati in Ingegneria ma è opportuno cercare fonti affidabili e rigorose (e su questo tema non possiamo non consigliare un giro sul nostro Elettronica (facile) per musicisti).

Per la partenza è opportuno affidarsi a synth semimodulari che, anche senza alcuna connessione, consentono comunque di ottenere risultati sonori. Partire con qualcosa che è in grado di emettere suoni anche senza effettuare alcuna connessione è utile perché consente di sperimentare con gradualità.

Gli esempi sono molti e ne citiamo qualcuno senza la pretesa di essere esaustivi. Moog Mother 32 per un approccio East Coast. Make Noise 0-Coast per in viaggio nell’altra sponda dell’America. Arturia Minibrute per rimanere in terra d’Europa.

Ovviamente anche la composizione con moduli Eurorack delle tipologie più tradizionali va bene.

Tutti questi acquisti sono utili per il periodo di apprendimento e vanno comunque bene una volta che – acquisite conoscenze ed esperienza – si decide si passare a sistemi più ampi.

È a questo punto che conviene inserire nel sistema anche un controller multicanale quale, ad esempio, Arturia Keystep Pro in modo da avere la possibilità di gestire il vostro sistema da un solo punto.

Arturia Keystep Pro Limited Edition
Arturia Keystep Pro Limited Edition

Conclusione

Per affrontare i primi passi nel mondo della sintesi modulare è opportuno, quindi, procedere per gradi.

È un mondo affascinante che una volta intrapreso può portare lontano (poi non dite che non vi avevo avvisati).

Una volta che ci si muove con comodità in una struttura di base avendone capito i fondamenti teorici si può passare a sistemi più complessi e connessioni più audaci.

Le possibilità sono infinite e, vi garantisco, non sono ancora state affrontate tutte!

Sono un ingegnere elettronico con la passione per la musica ed il suono. Mi sono avvicinato alla musica da autodidatta (salvo una breve parentesi alla University of the Blues di Dallas) e ho suonato nei peggiori locali italiani (con casuali puntate all'estero). Ho costruito la mia prima radio FM appena finita la terza media. Ho continuato con amplificatori a valvole e transistor fino ad arrivare alla produzione di circuiti integrati. Collaboro da anni con varie riviste (cartacee e web) di musica nelle quali mi occupo di recensioni di strumenti musicali e sistemi per l'elaborazione del suono. Trovate le mie pubblicazioni su Accordo (accordo.it), la rivista Chitarre (dal 2010 al 2015) e su Audio Central Magazine (audiocentralmagazine.com). Produco musica da un po' nello NTFC Studio che serve sostanzialmente per le produzioni di NTFC Band.